- Armamento
Questo
articolo riguarda i procedimenti che seguo quando preparo il
mio Dart, procedimenti che ho adottato in tutti gli anni
passati e che mi consentono di armare la barca in modo
efficiente. Essi mi evitano di perdere tempo, una volta in
acqua per finire tutte quelle cose che avrei potuto fare
comodamente sulla spiaggia.
E' molto
importante che, per armare la barca, si segua sempre la
stessa procedura. Faccio anche in modo di impegnare il
prodiere in queste preparazioni, dividendo così equamente le
responsablità.
E’ infatti
importante che il prodiere sia coinvolto quanto voi nella
preparazione della barca: ciò gli darà un senso di
responsabilità troppe volte mancante su molte barche.
Peter ed io
facciamo in modo che la barca sia completamente armata, a
parte l’issare le vele, almeno un’ora prima della partenza
della regata. Ciò naturalmente non è sempre possibile,ma
merita di essere, adottato come regola generale. Di solito
cerchiamo di essere in acqua almeno mezz’ora prima del via,
ad evitare ogni frenesia degli ultimi minuti. Questo
anticipo permette di tornare alla spiaggia se ci si accorge
che durante l’armamento si è dimenticato qualcosa.
Troppa gente
arma la propria barca all'ultimo momento e la spinge in
acqua di corsa compromettendo così la possibilità di una
partenza senza problemi e una buona prima bolina che è
invariabilmente la parte più importante della regata.
Io cerco
sempre di armare la barca vicino all’acqua. Se ci sono
ostacoli frapposti tra il parcheggio barche e l'acqua è
spesso una buona idea trovare il modo di superarli prima di
iniziare ad armare. Quante volte siete incappati in una
particolare strettoia, per esempio uno scivolo troppo
stretto, mentre cercavate di varare all’ultimo momento
insieme a tutti gli altri. E quante volte vi siete
arrabbiati con tutti tranne che con voi stessi ancor prima
di essere entrati in acqua e senza nemmeno avere raggiunto
il campo di regata.
Vale sempre
la pena di organizzarsi con cura in modo da giungere calmi e
con un certo anticipo al ‘via’.
Prima di
issare le vele regolo normalmente la tensione delle sartie a
seconda delle condizioni che ritengo prevarranno nel periodo
che passo in acqua.
Se vi mettete
in piedi davanti all'albero e lo ruotate per mezzo dello
spanner con lo sguardo in alto, vedrete che la sartia
sottovento ne ostacola la rotazione, in quanto la sartia
deve passare intorno alla circonferenza dell'albero per
raggiungere il suo punto d'attacco.
Una sartia
troppo tesa ostacola questa rotazione e navigando al lasco
l’albero non si raccorderà con continuità alla vela (il
profilo della vela sia la continuazione di quello
dell’albero) ottenendo la massima spinta dal piano velico.
Se penso che
il vento sarà leggero, di solito regolo le sartie in modo
che ruotando l’albero finché il suo asse prua-poppa sia al
traverso della barca, la resistenza alla rotazione da parte
delle sartie sia minima. Se il vento tende a rinforzare
tanto da permettere l' uso del trapezio allora tendo le
sartie giusto quel tanto in più da impedire allo strallo di
curvarsi troppo quando si lasca la scotta della randa sotto
raffica.
Potete usare
due metodi per regolare le sartie: sia cambiando il foro
d'attacco delle lande quando lo strallo è fissato
direttamente alle due 'briglie', sia interponendo uno
stroppo tra lo strallo ed il suo punto d'attacco. Entrambi
sono metodi ugualmente efficaci, ma lo stroppo allo strallo
permette di regolare l'inclinazione dell'albero.
Tuttavia io
credo che ci sia poco da guadagnare regolando l'inclinazione
dell'albero che teoricamente dovrebbe essere perpendicolare
alla linea di galleggiamento.
E' oltretutto
di scarsa utilità il variare l'assetto della barca. mediante
lo spostamento dell'albero avanti o indietro quando può
farlo per voi la posizione del prodiere al trapezio. Per
capire meglio questo concetto, mettetevi di bolina, fate
stare il prodiere su e giù lungo il bordo e provate a
sentire gli effetti che questa manovra ha sul timone.
Sistemate le
sartie, generalmente passo a controllare trampolino e
cinghie puntapiedi curando che siano ben tesi. Un trampolino
poco teso, con l'equipaggio seduto al centro dalla barca,
nelle andature in poppa può far presa nelle onde, riducendo
considerevolmente la velocità specialmente durante il
surfing.
E' anche
molto importante per il timoniere che le cinghie punta piedi
siano il più possibile tese, poiché. è assai difficile
buttarsi in fuori quando si hanno le caviglie più in alto
della testa. Inoltre le cinghie ben tese consentono di star
fuori più a lungo e con maggiore comodità.
Infine, prima
di issare le vele, controllo la tensione delle stecche della
randa e fisso ogni stecca che si sia allentata. Le stecche
del Dart, in vtr possono essere lasciate nelle loro tasche
anche quando si ripone la randa.
In condizioni
molto dure, può essere utile allentare le tre o quattro
stecche più alte, ma non tanto da creare grinze nella vela e
con ciò causare un eccessivo sforzo sul tessuto. Infatti la
tensione delle stecche non fa variare di molto la forma
della vela e, non tesandole a sufficienza, si impedirà
soltanto alla vela di assumere la forma e le caratteristiche
progettate.
Una volta
controllate manovre e barca in generale, il passo successivo
è quello di issare issare le vele, ma non fatelo se le
condizioni sono burrascose e non intendete uscire
immediatamente: eviterete di farle sbattere e di far
scuffiare la barca a terra.
Ricordatevi
di mettere sempre la prua al vento prima di issare la randa.
L' albero e la randa devono essere allineati in direzione
prua-poppa mentre issate, altrimenti la protezione di
plastica della tasca delle stecche vicina all'albero si
incepperà contro la canaletta.
E' facile
osservare che se l'albero è ruotato rispetto alla randa
mentre issate quest'ultima, c'è un effetto di incuneamento
nella zona delle protezioni delle tasche delle stecche.
Inoltre, se la barca e esattamente con la prua al vento, il
gancio di fissaggio della randa in testa d'albero funziona
sempre e subito.
Secondo me il
sistema migliore per issare la randa è quello di avere il
prodiere in piedi davanti ella traversa di prua che
inferisce il gratile della randa nella canaletta, mentre il
timoniere tira la drizza da una posizione arretrata rispetto
alla traversa di poppa per ottenere una leva maggiore. E'
molto più facile infatti issare in questa posizione che
stando in piedi sul trampolino, con il rischio di ostacolare
la randa. mentre questa si inferisce nell'albero.
Se vi siete
in precedenza rovesciati e la randa è impregnata di sale,
ciò può rendere dura la corsa del gratile nella canaletta e
il rimedio più semplice è quello di sciacquare albero e vele
in acqua dolce. Potrete anche strofinare della cera di una
candela lungo la canaletta dell’albero ma senza eccedere.
Uno degli
errori più comuni è quello di issare la randa, agganciare il
paranco del caricabasso e tesarlo mentre si è ancora sulla
spiaggia. Questo, in effetti, fa in modo che la vela porti
facendola spiegare alla perfezione, ma ciò può far ruotare
rapidamente l’albero da una parte e dall’altra con grave
danno per le stecche.
Perciò
lasciate stare il caricabasso e la regolazione della randa
fino a quando non sarete in acqua.
Una volta in
acqua preferisco cazzare la scotta della randa e mettermi di
bolina, facendo così prendere forma il più possibile alla
vela, mentre il prodiere elimina le pieghe lungo l’albero
con il caricabasso. In questo modo riuscirete a mettere a
punto la randa senza pieghe e grinze, per la forza del vento
con cui vi accingete a navigare
Questa è la
procedura che seguo per armare la barca prima di metterla in
acqua; ovviamente ognuno di voi potrà apportare le modifiche
personali richieste dalle proprie esigenze. Tuttavia la cosa
importante è di fare ogni volta le stesse cose, abituandosi
a una determinata procedura ed eliminando così la frenesia
degli ultimi minuti.
- La virata
e la strambata
Per un
catamarano, la virata (in prua) è sempre stata la manovra
più critica da eseguire ma, con un pò di pratica, si può
imparare a farla molto rapidamente e con una minima perdita
di velocità. Due sono i problemi fondamentali che possono
creare difficoltà, e sono propri a tutti i catamarani.
Il primo
problema consiste nel fatto che la barca ha due scafi e
pertanto, quando si effettua un curva, come avviene appunto
nella virata, lo scafo sopravvento è costretto a percorrere
un cerchio più stretto dello scafo sottovento che al trova
all'esterno della curva. Ciò è quanto avviene anche nella
sterzata di un'automobile, con gli stessi problemi relativi
al far percorrere alle ruote interne una curva più stretta
per consentire maggiore manovrabilità. L'automobile dispone
di un meccanismo di compensazione automatica che consente
alla ruota interna alla curva di effettuare un cerchio più
stretto di quella esterna, diminuendo in tal modo l'attrito
del pneumatico e quindi risolvendo i problemi che si creano
nel dover percorrere due cerchi concentrici.
Non è
pensabile il rendere gli scafi del catamarano indipendenti
in modo da far percorrere a quello interno una curva piu
stretta di quello esterno e quindi niente da fare in tal
senso Tuttavia, quando siete al timone, ricordate che può
essere utile, per rallentare rapidamente, effettuare delle
accostate strette o procedere a zig-zag.
Il secondo
problema che si presenta durante la virata, consiste nel
fatto che un catamarano, per sua natura, è una costruzione
leggera. Questo è uno dei motivi che spiegano le prestazioni
del catamarano; il suo rapporto peso-potenza è estremamente
favorevole. Ma in virtù della sua leggerezza, il catamarano
ha una bassa inerzia e pertanto non procede con abbrivio
come invece fà una deriva od un'altra imbarcazione della
stessa lunghezza. Così, durante la virata, il catamarano ha
la tendenza a perdere velocità rapidamente, e ciò, unito
all'effetto frenante degli scafi nell'acqua, provoca
l'arresto dell'imbarcazione.
Tenendo a
mente entrambe queste caratteristiche, è evidente che due
sono i punti sui quali dovrete concentrarvi con molta
attenzione fino a raggiungere il completo automatismo.
Primo: mantenere la barca sempre alla sua massima velocità
prima di virare. Secondo: non portare la barra sottovento
troppo bruscamente per evitare che la barca vada al vento
troppo velocemente e perda abbrivio; in questo modo gli
scafi vengono costretti a una virata troppo stretta che
tende a fermarli.
Per
consentirvi di dedicare la massima attenzione a questi due
punti, è molto importante mettere bene in chiaro le scotte
prima di iniziare la virata, al fine di evitare "grovigli"
nella fase più delicata di questa manovra.
Per quanto mi
riguarda, una volta che ho deciso di virare, mi assicuro che
la scotta della randa sia bene in chiaro e informo il
prodiere delle mie intenzioni, per consentirgli di fare
altrettanto con la scotta del fiocco. Lascio quindi passare
qualche secondo e dò un ultimo sguardo alle altre barche e
ad eventuali ostacoli. Durante questo breve periodo confermo
a me stesso che una virata è necessaria in questo preciso
momento della regata. Fatto ciò, la prima e più importante
cosa da fare, specialmente in presenza di onde, è quella di
scegliere uno spazio d'acqua calma fra le onde stesse.
Oltre alle
due caratteristiche della barca già menzionate, che causano
problemi nella virata, la presenza di onde può essere
determinante per la perfetta riuscita della stessa. Se vi è
capitato di navigare con onde, osservate le condizioni del
mare e noterete che al solito ci sono due o tre onde pià
grandi, seguite da una breve calma. Questo è il punto esatto
nel quale dovreste effettuare la virata. Con un pò di
pratica è facile individuare queste zone di acqua più calma.
E' questa una regola che io non dimentico mai, anche se ciò
significa navigare per qualche centinaio di metri in più
fino a trovare una zona di acqua calma che mi permette di
effettuare la virata senza rischiare una marcia indietro.
Quando ho
trovato il punto giusto per virare, ne informo
immediatamente il prodiere e spingo la barra sottovento con
un movimento dolce e lento. Peter, il mio prodiere, rientra
dal trapezio quando inizio a spingere la barra sottovento e
si sposta al centro della barca rivolto in avanti, tenendo
nelle sue mani le scotte del fiocco vicino al bozzello. Non
appena ci troviamo nel letto del vento, lascio scorrere
circa un metro di scotta della randa in modo da diminuire la
tensione della balumina. Ciò mi consente una maggiore
ripresa quando mi trovo sul bordo nuovo. Inoltre lascio
sempre che Peter si sposti sul bordo opposto prima di me, e
rimango fermo fino a quando la barca inizia a prendere vento
sulla nuova rotta. Quindi, rivolgentomi verso poppa, passo
la prolunga della barra, facendo attenzione a non portare al
centro la barra stessa durante questa manovra. Mentre
attraversiamo il letto del vento, mi assicuro che la barra
sia tutta sottovento e la tengo in quella posizione fino a
quando non iniziamo a muoverci sul nuovo bordo.
A questo
punto Peter deve assicurarsi che, come timoniere, io abbia
effettuato la manovra correttamente e che la barca stia
prendendo abbrivio sulla nuova rotta senza ulteriori
manovre. Se Peter ritiene che la barca abbia rallentato
troppo e sia sul punto di fermarsi, allora non lascerà
andare il fiocco, pronto a bordarlo sull'altro lato, ma lo
lascera prendere a collo ln modo da far abbattere le prue
lontano dal vento; così facendo, quando lascerà il fiocco e
lo borderà sull'altro lato, esso prenderà immediatamente
vento, provocando lo scorrimento laminare dell'aria
sottovento alla randa; ciò consentirà alla barca di
accellerare il più rapidamente possibile.
Normalmente
Peter non lascia mai prendere il fiocco a collo, salvo in
caso di virata con onde, quando la barca rischia di
fermarsi.
Non appena la
barca ha effettuato la virata di 90°, porto la barra al
centro e dò immediatamente un'occhiata ai mostravento per
controllare l'angolo del vento apparente sulle vele. Peter
si assicura che il fiocco non sia bordato troppo, ma sia ben
pieno. Quando si entra in accelerazione da un'andatura molto
lenta, l'angolo di attacco del vento apparente dovrebbe
essere sul traverso e le vele relativamente piene. Quando la
barca raggiunge velocità, Peter borda il fiocco ed io
recupero quel metro di scotta di randa che avevo filato
durante la virata. Peter probabllmente borderà il fiocco
stando al trapezio, se necessario, e la barca riprende la
sua corsa sulle nuove mure
Riassumendo
ricordate questi punti:
- Massima
velocità prima di portare la barra sottovento;
-
Scegliete una zona di acqua calma;
- Durante
la virata filate un metro o poco più di scotta della
randa;
- Non
virate troppo stretto;
- Non
lasciate venire la barra al centro durante la virata;
- Filate
le scotte e lasciate che la barca prenda velocità sulle
nuove mure prima di bordare le vele e prendere rotta.
A causa della
perdita di velocità durante la virata, è molto importante
non effettuare la virata troppo vicini alla boa sottovento.
Spesso si vedono barche passare la boa iniziando
immediatamente a virare. Di solito questa manovra finisce in
un disastro, con una virata mancata e la barca che
indietreggia contro la boa. Dovete essere in piena velocità
prima di iniziare la virata e mantenere tutto il vostro
sangue freddo quando iniziate la manovra. E' meglio essere
troppo prudenti piuttosto che rischiare di perdere almeno
cento metri a causa di una virata fatta nel momento
sbagliato, con la barca che indietreggia ed il timone
scontrato nel tentativo di prendere vento sulle nuove mure.
La
strambata
E' bene far
pratica anche nella strambata (abbattuta) oltre che nella
virata, poichè entrambe queste manovre, sotto molti aspetti,
sono simili. Infatti anche nell'abbattuta la barca prende
una rotta a circa 90 dalla precedente e questa manovra
consente di portare la barca nelle condizioni ideali in
relazione al vento e al moto ondoso. Ciò è in un certo modo
più facile durante l'abbattuta, poichè basta voltarsi
indietro per giudicare la rotta della barca rispetto alle
onde. I preparativi per l'abbattuta sono gli stessi che per
la virata, con le scotte bene in chiaro e con il prodiere
pronto alla manovra che state per eseguire. La cosa più
importante è di mantenere la barca in velocità e questa
volta non è necessario scegliere una zona di acque più
calme, ma è utile invece approfittare di un'onda nel momento
in cui la barca naviga alla massima velocità.
Con venti di
forza quattro e oltre, specialmente con mare formato, io
lascio e cadere in acqua la prolunga della barra, in modo
che venga a trovarsi trascinata tra i due scafi. In questo
modo è fuori dai piedi ed evita imbrogli con la scotta della
randa.
La barca và
portata alla puggia dolcemente ma progressivamente, in modo
che la barca non esegua una curva troppo stretta. Non appena
ci si trova a navigare ad angolo retto rispetto alla
direzione delle onde, cosa facile da giudicare voltandosi
indietro, si afferra il mazzo della scotta della randa a
circa metà tra il carrello e la vela e si tira con forza la
vela verso il bordo opposto. Se la manovra viene effettuata
correttamente e la barca naviga assieme alle onde, la
resistenza sarà minima e la randa passerà da un bordo
all'altro facilmente. Non appena la randa prende il vento
sulle nuove mure, si lasci scorrere tra le dita la scotta in
modo da ammortizzare l'impatto dell'abbattuta.
Naturalmente
non si deve trattenere la scotta in modo da farsi strappare
il braccio dalla spalla, ma limitarsi a tenerla leggermente
in modo che le dita vengano costrette ad aprirsi e una parte
dell'energia sia assorbita dalla randa che abbatte.
Per quanto mi
riguarda, io mi giro immediatamente verso le onde e mi
assicuro che la barca mantenga una rotta di circa 45 gradi
rispetto alle onde sulle nuove mure. Allo stesso tempo
riprendo la prolunga della barra che avevo lasciato in acqua
e mi sposto in avanti con il peso. Durante questa manovra
Peter trasferisce il fiocco da un lato all'altro e lo mette
a segno.
Vi consiglio
di fare pratica sia nella virata che nella strambata finchè
queste manovre diventano automatiche. Ricordatevi che una
virata corretta non farà mai fermare la barca e la manterrà
sempre in moto, anche con una certa velocità.
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