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L'albero del Dart di Terry Pearce |
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Il fabbricante di alberi, quando progetta un albero per una barca particolare deve conciliare tra loro parecchie esigenze spesso contrastanti. Da un punto di vista aerodinamico, l'albero dovrebbe essere il più sottile possibile, ed avere una forma che costituisca il prolungamento della randa, in modo da dare il massimo, della portanza. L'albero tuttavia deve anche essere abbastanza robusto e rigido per trasmettere l'energia della randa allo scafo senza rompersi e senza deformare le vele; in più l'albero ideale non dovrebbe avere peso. La maggior parte dei velisti sono d'accordo sui vantaggi di un albero leggero al fine di ridurre lo sbandamento. E' altresì importante, particolarmente per i catamarani, l'inerzia che l'albero sviluppa quando la barca rolla, beccheggla o vira. Un albero pesante richiede molta energia, per muoversi rapidamente nell'aria e questa energia viene forzatamente sottratta agli scafi, a scapito della velocità. Un albero leggero, con un basso centro di gravità, consente allo scafo di superare facilmente le onde senza eccessivi ingavonamenti che frenino la barca. Chi avesse qualche dubbio sui valori di queste forze inerziali, dovrebbe provare a correre tenendo tra le mani vertlcalmente l'albero di una deriva e tentare di fermarsi o di cambiare direzione di colpo. In più il progetto originale del Dart richiedeva una grande galleggiabilità dell'albero per favorire il raddrizzamento della barca rovesciata di 180 con l'ulteriore requisito di evitare complicati sistemi di sartiame, come crocette e sartiole, per non creare problemi di rimessaggio e di traino. Per il Dart si è risolto di utilizzare una sezione relativamente grande, che dà la richiesta galleggiabilità e rigidità, uno spessore piuttosto ridotto per mantenere il peso entro limiti accettabili e un profilo tale che, quando l'albero ruota, si allmea con la vela creando una portanza ottimale. Fine del problema? Sfortunamtamente no. Rimane il fatto che il proprietario usi l'albero entro i limiti imposti dal progetto originale, altrimenti rischierà di romperlo. Molti associano i carichi dell'albero con la superficie velica e la forza del vento. Il buon senso suggerisce che quanto maggiore è la superficie velica e la forza del vento, tanto più grande sarà lo sforzo imposto all'albero e a tutta l'attrezzatura. In realtà questa è solo una parte della faccenda. Se mettiamo l'attrezzatura del Dart su una canoa o su un kayak, è improbabile che la barca rimanga diritta con venti superiori a forza 1. Il carico sopportato dall'albero è molto basso a causa della instabilità della canoa che agisce come una valvola di sicurezza e impedisce alle vele di generare la loro forza creata dal vento. Al contrario, se noi noleggiamo la Queen Elizabeth II e montiamo l'albero del Dart, in cima alle sue attrezzature, è sicuro che per quanto forte sia il vento, la forza delle vele non sarà mai sufficiente a provocarne il rovesciamento: il carico sull'albero sarà enorme e alla fine questo si spezzerà. Il termine tecnico che indica la capacità dello scafo a resistere alla forza di rovesciamento imposta dalle vele è noto come "momento raddrizzante". In poche parole, per quanto la pressione del vento sulle vele crei un carico, il massimo carico sull'albero deve essere controllato dalla quantità di momento raddrizzante disponibile. il Dart, similmente come tutti gli altri scafi leggeri, catamarani e derive,trae la maggior parte del suo "momento raddrizzante" da una corretta posizione dei pesi dell'equipaggio. Il Dart è progettato per un equipaggio di due persone in regata e per diporto, e pertanto il calcolo del suo momento raddrizzante è basato su questi dati. Navigando con tre o più persone, specie se tutti siedono fuori bordo sopravvento, il momento raddrizzante aumenta notevolmente. Se il vento è leggero, poco oltre forza 3, il piano velico non riesce a sviluppare una forza sufficiente a rompere l'albero. Tuttavia navigando con venti da forza 6 in sù, l'albero si romperà certamente a causa del sovraccarico, perchè l'eccesso del "momento raddrizzante" non consente lo scarico del vento in eccesso come avverrebbe con sole due persone a bordo. Le condizioni del mare sono un altro fattore che può influenzare il "momento raddrizzante". Una superficie d'acqua tranquilla consente alla barca di navigare con il suo dislocamento distribuito lungo l'intera lunghezza degli scafi, mentre un mare formato non solo farà abbattere la barca, rendendone difficile il controllo da parte dell'equipaggio, ma sposterà continuamente il centro di galleggiamento, riducendo il momento raddrizzante a valori inferiori all'optimum. Ritornando al nostro Dart, possiamo dire che navigando con un massimo di due persone a bordo è molto difficile che l'albero possa rompersi per la sola forza del vento, perchè il momento raddrizzante massimo non è sufficiente a superare i carichi previsti dal progetto. Ciò prevede, naturalmente, che sartiame e attrezzatura siano sistemati correttamente e correttamente usati, e che il peso delle due persone non sia superiore alla media (cioè che l'insieme dei loro pesi sia inferiore a quello di tre persone normali). Se navigate in tre o più persone con un tempo decisamente non adatto ai pic-nic, cercate di limitare al massimo gli sforzi imposti all'attrezzatura. Ciò si può fare o sventando la randa o, meglio, sistemando una parte delle persone sul bordo sottovento, dove il loro contributo al momento raddrizzante sarà nullo o molto piccolo. Ricordatevi questo particolare se vi dovesse capitare di soccorrere altri concorrenti in un giorno di vento forte. La loro tendenza naturale sara di ri manere sul lato sopravvento della barca, accanto al calore fisico e spirituale dei loro salvatori. Cercate malgrado tutto di sistemarli sotovento o al masslmo al centro della barca e puntate con calma verso la splaggla o il porto con le vele sventate per scaricare il vento nella loro parte superiore. Tuttavia date abbastanza carico alla randa da mantenere l'albero ruotato in linea con la vela. Non navigate mai, con vento leggero o forte, con l'albero ruotato dalla parte opposta alla randa, poichè gli sforzi di flessione incideranno sulla sezione più debole dell'albero, con il rischio di deformazione o rottura. In ultimo una parola sulla terzaruolatura. E' possibile ridurre i carichi sull'albero e sull'attrezzatura riducendo la quantità di vela esposta al vento. Tuttavia se il vento è forte abbastanza da sollevare lo scafo sopravvento e l'equipaggio, il massimo carico sull'albero sarà ancora direttamente proporzionale al momento raddrizzante disponibile. Con due persone a bordo sarà tutto OK, ma in tre si rischierà di danneggiare l'albero. L'unico modo di ridurre la vela ad un Dart è quello di togliere il fiocco. Non terzarolate la randa per due ragioni: in primo luogo l'aggiunta di occhielli e matafioni porrà la randa fuori stazza, in quanto ciò non è previsto dai regolamenti di classe. In secondo luogo, molto importante, l 'albero non è progettato per assorbire distribuzioni anomale di carichi che insorgono quando la parte superiore della vela è in posizione più bassa rispetto alla cime dell'albero. Se volete uscire a tutti i costi per una corsa da brivido quando la regata è stata annullata per eccesso di vento, salite a bordo al massimo in due. Se pensate di non farcela, non prendete assolutamente a bordo una terza persona Piuttosto andate in due ma senza fiocco e avrete ancora un "divoratore di Tornado" nelle vostre mani. Non ci credete? Allora leggetevi questi due telex spediti da John Weiser di Honululu, timoniere di catamarani di classe internazionale, con molti anni di esperienza sui Tornado.
a:
Kim Stephens |